La storia
Questi buonissimi biscotti sono impastati con farina di Solina, un grano antico abruzzese tipico del parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Viene coltivato in quota dai 600 ai 1400 metri ed è considerato la madre di tutti i grani. La solina è una varietà di frumento a basso tenore di glutine, macinata a pietra, ricca di fibre ed elementi naturali, le cui radici lontane sono profondamente legate alla terra abruzzese. Il suo sapore e il suo profumo hanno caratteri decisamente rustici, la sua squisitezza dona un gusto unico a questi biscotti, capace di evocare sapori antichi ormai persi.
Ingredienti
Farina di solina 53%, zucchero, latte, olio di girasole, uova, ammonio bicarbonato, aroma di limone.
Allergeni
Latte, Uova, Farina
Particolarità
La solina, sicuramente coltivata a partire dal 1500, è il frutto di una lenta selezione operata dagli agricoltori, oltre che dall’ambiente. Il freddo e i terreni poveri di montagna, in particolare, hanno plasmato le sue caratteristiche, il suo sapore e il suo profumo dai caratteri decisamente rustici. Coltivata in molte zone ad agricoltura marginale della provincia dell’Aquila e di alcuni comuni montani delle province di Pescara e Chieti, dove trova la sua collocazione ottimale, la solina è particolarmente adatta alla coltivazione con i metodi dell’agricoltura biologica, in quanto non richiede elevati apporti di azoto e, grazie alla sua taglia e alla sua capacità di accestimento, riesce a competere con le erbe infestanti, non rendendo così necessario il ricorso al diserbo chimico. Ancora oggi la bontà e la genuinità della solina sono riconosciute da numerosi agricoltori, che, a dispetto delle varietà moderne e delle loro caratteristiche produttive dalle rese nettamente superiori, ritengono di non potersi privare del sapore e del profumo del pane e della pasta a base di questo tipo di cereale. Persino quelli che ne conservano solo il ricordo d’infanzia sono pronti a testimoniare l’unicità della solina e a evocare le sensazioni generate dal solo parlarne. Si tratta, insomma, di un rarissimo e documentato esempio di legame tra un prodotto agricolo e il proprio territorio, tanto che, in tutto l’Abruzzo interno, quando si parla di grano (le rène, lo rano), s’intende la solina.